Esiste un limite alla massimizzazione del profitto?

Il periodo di crisi attuale ci porta a mettere in discussione il modello economico che ci è stato insegnato e che viene tutt’ora applicato.. la domanda è:  Esiste un’alternativa all’attuale sistema proposto? E’ possibile torvare un sistema che sia in grado di valorizzare e mantenere le naturali differenze che esistono tra ogni singolo essere umano? esiste un limite alla massimizzazione del profitto? E’ giusto pensare di porre un limite?

Le risposte a queste domande potrebbero arrivare da queste proposte trovate sull sito albanesi.it.

Certo alcune ipotesi possono essere contestabili (ad esempio l’idea che il 90% della popolazione vorrebbe migliorare la democrazia occidentale (a mio avviso non c’è questa consapevolezza collettiva…anzi la maggior parte della popolazione purtroppo è inconsapevole, oppure, sopraffratta dalla quotidianità, non ha tempo e voglia per pensare alla collettività) ma può essere considerata una buona base di partenza su cui definire un punto d’arrivo e da lì provare a definire una strada, se fattibile, per raggiungere quegli obiettivi

Ditemi, se ne avete voglia cosa ne pensate:

 Ogni società è un contratto fra individui. Sperabilmente, ogni individuo vorrebbe che il contratto sia per lui positivo. Quindi solo uno stupido accetterebbe di buon grado un contratto a lui sfavorevole.

Applichiamo questi banali concetti alle moderne democrazie occidentali. La stragrande maggioranza delle persone sa che non può e/o non vuole arrivare a livelli di profitto esagerati.

Nonostante questo, accetta un regime democratico in cui non c’è nessuna limitazione al profitto.

Così, l’avidità umana (che è una degenerazione della naturale propensione a vivere meglio con una maggiore ricchezza) di pochi forgia una società in cui si creano ingiustizie.

Viene quindi proposta l’economia del benessere..qui riassunta:
 1) La maggioranza della popolazione (diciamo il 90%) non vuole cambiare la democrazia occidentale, ma vuole migliorarla.
Circa un 10% della popolazione vorrebbe abbattere la società attuale perché “capitalistica”, senza comprendere che la propensione a una maggior ricchezza è presente in gran parte della popolazione e che tale propensione è positiva finché, nel rispetto delle leggi, non si scontra con la qualità della vita del singolo.
2) La democrazia può essere migliorata limitando il profitto individuale.
Si parla di profitto (cioè guadagno annuo) perché demonizzare la ricchezza significa di fatto essere irrazionali perché la ricchezza è un’indubbia condizione facilitante la felicità.
3) La limitazione del profitto avviene tramite una politica fiscale che fissa un prelievo pressoché assoluto al livello di guadagno ottenuto da non più dell’1 per mille della popolazione (il perché di tale percentuale è spiegato nell’articolo teorico).
In Italia tale limite è di circa 500.000 euro l’anno. Se una persona pretende di guadagnare di più è solo un plutomane e contrasta con le aspettative di altre 999 persone. Come tale, non ha alcun diritto a voler forgiare la società.
4) La democrazia del benessere non è né di destra, né di sinistra.

 

Potrebbe essere di destra, perché vede nelle moderne democrazie, un grande valore, da migliorare, non da abbattere e vede nella ricerca non maniacale di una moderata ricchezza il miglior modo di avere le condizioni per la massima felicità possibile, per il benessere del singolo.

 

Potrebbe essere di sinistra, perché vuole abbattere tutte le ingiustizie che l’avidità umana, senza freni, crea attualmente nella società.

 

La democrazia del benessere è sicuramente un passo avanti nelle moderne democrazie sia che la si veda da destra sia da sinistra, sia che si sia indignati sia che si sia soddisfatti.

 

Se volete approfondire qui trovate un’analisi più esaustiva:

http://www.albanesi.it/Societa/democrazia_benessere.htm

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